Fai una prova: scrivi su Google il tuo nome e cognome. Il sito esce, e sembra che funzioni. Ma chi cerca il tuo nome ti conosce già, e ti avrebbe chiamato lo stesso. La SEO serve all’altra ricerca: quella di chi non sa chi sei e scrive soltanto quello che gli serve, come «idraulico Trento».
La prova dei dieci secondi.
Il sito esce. Ma chi scrive il tuo nome sa già chi sei: ha il tuo numero, o qualcuno glielo ha dato. Ti avrebbe chiamato lo stesso.
Qui cerca chi ha il bagno allagato e non sa a chi telefonare. Non sa il tuo nome: sa cosa gli serve e dove. Se qui non ci sei, per lui non esisti.
Falla anche tu: prima il tuo nome, poi il tuo mestiere e la tua città, in una finestra in incognito. I risultati qui sopra sono disegnati, non presi da Google.
A cosa serve, davvero, un sito
Chi ti conosce già ti chiama: ha il tuo numero in rubrica, o glielo passa un amico. Per quelle persone il sito è una conferma, e basta il tuo nome per trovarlo.
Il sito serve a tutti gli altri: le persone che hanno un problema adesso, non sanno a chi rivolgersi e lo scrivono su Google così come gli viene. «Idraulico Trento». «Pulizie case vacanza Trento». «Commercialista per start-up». Non cercano te: cercano qualcuno che faccia quello che fai tu, dove lo fai tu. È per loro che si fa la SEO.
Cosa vuol dire SEO
SEO sta per Search Engine Optimization: ottimizzazione per i motori di ricerca. Detto senza inglese, è il lavoro che serve perché Google, quando qualcuno cerca quello che fai nella zona dove lavori, sappia che esisti, capisca di cosa ti occupi e decida che la tua pagina è una buona risposta.
Quello che ne esce si chiama traffico organico: le persone che arrivano sul sito dai risultati normali di Google. Organico vuol dire che il clic non lo paghi. Il lavoro per meritarlo sì, ma una volta fatto resta lì, e la pagina continua a lavorare anche quando non ci pensi. Chi la SEO non la fa, per farsi vedere su Google ha una strada sola: comprare pubblicità, tutti i mesi.
La pubblicità su Google
- Compari in alto, con la scritta «Sponsorizzato».
- Paghi ogni clic, che chi clicca ti chiami o no.
- Smetti di pagare e il giorno dopo sparisci.
La SEO
- Compari nei risultati normali, quelli di cui la gente si fida.
- Il clic non lo paghi: paghi il lavoro per meritarlo.
- Il lavoro fatto resta: le pagine continuano a lavorare.
Come ragiona Google, in tre passi
Per capire cosa vuol dire «ottimizzare» bisogna sapere cosa fa Google con il tuo sito. Lo spiega lui stesso nella sua guida a come funziona la Ricerca: tre passi, sempre gli stessi.
Cosa fa Google con il tuo sito.
Legge
Un programma automatico, il crawler, gira per i siti e ne legge le pagine. Se una pagina non si lascia leggere, il resto non succede.
Archivia
Quello che ha letto finisce in un archivio enorme, l’indice, con un’etichetta: di cosa parla la pagina, per chi, dove.
Risponde
Quando qualcuno cerca, Google sceglie dall’archivio le pagine che rispondono meglio a quella domanda, in quel posto, e le mette in fila.
Fonte: la guida di Google Search Central su come funziona la Ricerca, che chiama i tre passi scansione, indicizzazione e pubblicazione dei risultati.
La SEO lavora su tutti e tre i passi: un sito che si lascia leggere, che dice chiaramente cosa fai e dove, e che risponde alle domande vere delle persone meglio degli altri.
Tre parole che sentirai sempre, tradotte
Ottimizzazione SEO
Sistemare il sito perché Google capisca di cosa ti occupi, in che zona lavori e quali clienti mandarti: titoli delle pagine, testi, struttura, velocità, le etichette scritte per le macchine.
Articoli ottimizzati
Pagine che rispondono alle domande che la gente scrive davvero, come «quanto costa ristrutturare un bagno a Trento», così il sito esce quando qualcuno le fa. Questo articolo risponde a «cos’è la SEO».
Ottimizzazione per i crawler delle AI
Rendere il sito leggibile a ChatGPT e agli altri assistenti, che per rispondere vanno a leggere i siti in quel momento.
E ChatGPT? Non tutti i siti si lasciano leggere
Ormai non si chiede più solo a Google. Quando chiedi a ChatGPT «chi mi consigli come idraulico a Trento», la risposta non se la inventa: apre una manciata di siti in quel momento, li legge e risponde con quelli.
Per leggerli manda dei programmi automatici, come fa Google: anche questi si chiamano crawler, e ogni azienda ha i suoi. Il problema è che molti siti gli chiudono la porta senza saperlo. Basta qualche riga in un file che si chiama robots.txt, oppure un’impostazione del servizio che protegge il sito, a volte accesa di serie.
Chi entra a leggere il tuo sito.
User-agent: * Allow: /
User-agent: GPTBot Disallow: / User-agent: OAI-SearchBot Disallow: / User-agent: ClaudeBot Disallow: / User-agent: PerplexityBot Disallow: /
- OAI-SearchBotporta i siti nelle risposte di ChatGPTentra e legge
- GPTBotraccoglie testi per i modelli di OpenAIentra e legge
- ClaudeBotil robot di Anthropic, l’azienda di Claudeentra e legge
- PerplexityBotil motore di risposte Perplexityentra e legge
- Googlebotlegge i siti per Googleentra e legge
- Bingbotlegge i siti per Bingentra e legge
I nomi sono quelli veri dei robot. Con la porta chiusa Google e Bing leggono il sito, le intelligenze artificiali no: il sito esiste per Google e sparisce dalle risposte di ChatGPT.
I siti che costruiamo tengono la porta aperta, e lo verifichiamo bussando con i robot delle AI uno per uno. Poi c’è il lavoro che serve davvero: il tuo sito lo scriviamo perché lo legga, lo capisca e, quando qualcuno chiede chi fa il tuo mestiere nella tua zona, ti nomini.
Siamo ancora all’inizio, ed è un vantaggio
Non è vero che la gente non cerca più su Google. In Italia, secondo l’Istat, nel 2025 solo il 19,9% delle persone fra i 16 e i 74 anni ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa, contro il 32,7% della media europea. Siamo indietro.
Ma è proprio questo il punto: chi si prepara adesso arriva prima. E a Trento, su tante ricerche di mestieri e servizi, le pagine scritte per rispondere davvero sono poche. La fila è più corta di quanto pensi.
Dal carosello su InstagramUn sito che non si trova è un sito che non c’è.
Da dove cominciare: tre controlli che puoi fare oggi
- Cerca il tuo mestiere e la tua città in una finestra in incognito, come farebbe uno sconosciuto. Se non compari, il lavoro da fare è quello.
- Guarda il titolo della tua pagina principale, cioè la scritta sulla scheda del browser. Se dice «Home» o solo il nome dell’azienda, Google non sa cosa fai.
- Apri l’indirizzo del tuo sito seguito da
/robots.txt. Se sotto il nome di qualche robot trovi «Disallow: /», a quel robot hai chiuso la porta.
Se vuoi un parere su quello che trovi, scrivici: un primo confronto è gratuito.
Domande frequenti
Cos’è la SEO, in parole semplici?
È il lavoro che serve perché un sito compaia nei risultati normali di Google quando qualcuno cerca quello che fai, nella zona dove lo fai. Si lavora su come il sito è costruito, su cosa c’è scritto e su quanto è facile da leggere per i programmi di Google.
Che differenza c’è tra la SEO e la pubblicità su Google?
Con la pubblicità compari con la scritta «Sponsorizzato» e paghi ogni clic, finché paghi. Con la SEO compari nei risultati normali e il clic non lo paghi: paghi il lavoro per meritarlo, e quel lavoro resta anche dopo.
Quanto tempo ci vuole perché la SEO dia risultati?
Settimane, spesso mesi. Google deve prima leggere le pagine, poi archiviarle, poi confrontarle con quelle degli altri: è un lavoro che matura, non un interruttore. Le ricerche locali, con meno pagine in gara, di solito si muovono prima di quelle nazionali.
Basta cercare il mio nome su Google per sapere se il sito funziona?
No: chi cerca il tuo nome ti conosce già. La prova vera è cercare il tuo servizio e la tua città, in una finestra in incognito, come farebbe uno sconosciuto.
ChatGPT legge tutti i siti?
No, legge quelli che lo lasciano entrare. Se il file robots.txt del sito, o il servizio che lo protegge, blocca i robot delle intelligenze artificiali, per loro quel sito non esiste.








