Serve, se ogni articolo risponde a una domanda che i clienti fanno davvero prima di comprare: quanto costa, quanto ci vuole, cosa conviene. Non serve, se pubblica notizie dell’azienda che nessuno cerca, o cinquanta testi al mese scritti in serie. Il blog che stai leggendo è nato così: dalle domande che ci fanno, una per articolo.
Da una domanda, un articolo.
Le domande che ci arrivano
Quanto costa un sito fatto bene?
Si può pagare a rate?
Poi posso modificarlo da solo?
Gli articoli che ne sono nati
Quanto costa un sito web professionale nel 2026 Il sito adesso, a rate Modificare il sito da soli, come un file WordOgni domanda che arriva tre volte è un articolo da scrivere. La prossima persona che se la fa la scrive su Google, e trova la risposta già pronta.
Tre domande vere, e tre articoli veri di questo blog: li trovi cliccando sui riquadri.
Cosa scrivere: le domande vere
Gli argomenti migliori non si inventano a tavolino: arrivano da soli, ogni settimana, sotto forma di domande. Tienine un elenco per un mese e vedrai che sono sempre le stesse:
- Il prezzo: «quanto costa», «da cosa dipende», «cosa è compreso».
- I tempi: «quanto ci vuole», «quando posso cominciare».
- I confronti: «meglio questo o quello», «che differenza c’è».
- I dubbi: «è obbligatorio?», «è sicuro?», «e se poi non mi trovo?».
- I problemi: «perché succede», «cosa faccio se».
Poi ci sono le domande che le persone fanno a Google senza farle a te: le trovi con gli strumenti che raccontiamo in Cosa scrivono i tuoi clienti su Google. Se hai già un sito, Search Console ti mostra le ricerche con cui le tue pagine compaiono: spesso dentro ci sono domande a cui nessuna pagina risponde ancora.
Come si scrive un articolo che risponde
- Una domanda per articolo. Se nel titolo ce ne sono due, gli articoli sono due.
- La risposta in cima. Le prime righe dicono la risposta, in breve. Chi ha fretta si ferma lì e se ne va soddisfatto; chi vuole capire continua.
- Poi la spiegazione, con le cose vere. Esempi del tuo lavoro, numeri, foto, un caso. È la parte che un testo generico non ha, e quella per cui ti sceglieranno.
- Le fonti, con la data. Se citi una legge, un prezzo o una statistica, scrivi da dove viene e quando l’hai controllata.
- I collegamenti giusti. Da ogni articolo, un collegamento alla pagina del servizio di cui parla: chi ha letto la risposta deve trovare subito come contattarti.
- Le domande frequenti in fondo, con risposte di due righe: chiare per chi legge, e facili da citare anche per le intelligenze artificiali.
L’intelligenza artificiale aiuta, se la guida una persona
Google ha spiegato a febbraio 2023 cosa pensa dei testi scritti con l’intelligenza artificiale: conta la qualità del contenuto, comunque sia stato prodotto. A marzo 2024 ha aggiunto alle sue regole contro lo spam una voce precisa, l’abuso di contenuti su larga scala: pagine prodotte in quantità per salire nelle classifiche, senza dare niente di utile a chi legge. Vale sia per i testi generati da un programma sia per quelli scritti a mano in serie.
In pratica: usare l’AI per mettere in ordine le idee, preparare una scaletta o correggere un testo va benissimo. Pubblicare cento articoli generati per riempire il sito no: Google li riconosce, e li riconoscono i clienti, che in pochi secondi capiscono quando un testo potrebbe stare su qualunque sito.
Quanto spesso pubblicare
Non esiste una frequenza giusta per tutti. Esiste una regola: meglio poco e buono, ma con costanza. Un articolo utile al mese, per un anno, fa dodici risposte che continuano a lavorare. Quattro articoli al mese scritti per rispettare un calendario finiscono per ripetersi, e due pagine che rispondono alla stessa domanda si fanno concorrenza fra loro.
E non dimenticare gli articoli vecchi: aggiornare un prezzo, una legge cambiata o un esempio nuovo, e scriverlo in cima con la data, vale quanto scrivere un articolo nuovo.
Come capire se funziona
- Search Console: per ogni articolo, con quali ricerche compare e quante persone lo aprono.
- I contatti: quanti messaggi arrivano da chi ha letto un articolo. Spesso te lo dicono loro: «ho letto il vostro articolo su…».
- Le domande che cambiano: quando un articolo funziona, la gente che ti scrive arriva con le idee più chiare e fa domande più precise.
Di solito servono mesi: Google deve leggere la pagina, capirla e confrontarla con le altre. Ma è un lavoro che resta, mentre un post sui social dopo pochi giorni esce dalla bacheca di quasi tutti.
Il nostro, per esempio
Questo blog è fatto così. Ogni articolo risponde a una domanda che ci hanno fatto clienti o persone che ci seguono: molti sono nati da un carosello pubblicato su Instagram e poi spiegato per intero qui, con gli esempi dei siti che abbiamo costruito. Quando un dato cambia, come un prezzo o una regola, lo aggiorniamo e lo scriviamo.
Se vuoi un blog così sul tuo sito, il metodo è lo stesso: si parte dall’elenco delle domande dei tuoi clienti. Nel sito strutturato lo spazio per il blog c’è già.
Domande frequenti
Quanto deve essere lungo un articolo?
Quanto serve per rispondere bene alla domanda, e non di più. Alcune risposte stanno in 600 parole, altre ne chiedono 2.000. L’obiettivo è che il lettore non resti con la domanda a metà, qualunque sia la lunghezza.
Ogni quanto bisogna pubblicare?
Con regolarità, più che con frequenza. Un articolo utile al mese, tenuto aggiornato, porta più di quattro articoli scritti per riempire il calendario.
Posso scrivere gli articoli con ChatGPT?
Puoi usarlo per la struttura, per una prima bozza o per correggere. I fatti, gli esempi, i numeri e le opinioni devono essere tuoi: sono la parte che Google, le AI e i clienti cercano, e che un testo generico non ha.
Il blog deve stare sul sito o va bene LinkedIn?
Sul sito. Un articolo pubblicato altrove lavora per quella piattaforma; sul tuo sito porta visite al tuo indirizzo e resta tuo. Su LinkedIn e sui social si può poi condividere il link.
Dopo quanto tempo si vedono i risultati?
Di solito mesi. Google deve leggere la pagina, capirla e confrontarla con le altre; gli articoli su ricerche precise, con poca concorrenza, si muovono prima.