L’informativa privacy serve sempre, anche a un sito che non chiede niente a nessuno. Il banner dei cookie invece no: se il sito usa solo cookie tecnici, il Garante dice che basta parlarne nell’informativa, senza banner. Il banner diventa necessario quando dentro il sito ci sono strumenti che tracciano chi lo visita.
Ti serve il banner dei cookie?
Cinque domande su cosa c’è nel tuo sito. L’esito si aggiorna mentre rispondi.
Rispondi a tutte le domande: l’esito compare qui. In breve: senza strumenti che tracciano il banner non serve, l’informativa sì.
È un orientamento, non una consulenza legale: quello che conta è cosa carica davvero il tuo sito.
L’informativa serve sempre
Anche un sito senza moduli, senza iscrizioni e senza negozio tratta dati personali. Basta che il server annoti l’indirizzo IP di chi passa, e lo annota: è il modo in cui funziona internet. Per questo l’informativa privacy, prevista dall’articolo 13 del Regolamento europeo 2016/679, serve a tutti i siti. Non esiste un’esenzione per i siti piccoli.
Non è una furbata di chi te la vuole vendere: è un obbligo vero. La domanda giusta è un’altra: come si scrive, e cosa ci si mette dentro.
Il banner, invece, non sempre
Il banner che copre la pagina appena entri serve a chiedere il consenso. E il consenso serve solo per gli strumenti che lo richiedono: quelli che tracciano chi visita il sito, per statistiche dettagliate o per la pubblicità.
Per i cookie tecnici, quelli che servono al sito per funzionare, il consenso non serve. Le linee guida del Garante per la protezione dei dati personali del 10 giugno 2021 lo dicono in modo esplicito: se il sito usa solo cookie tecnici, se ne può dare notizia nella home o nell’informativa generale, «senza l’esigenza di apporre specifici banner da rimuovere a cura dell’utente».
Sulle statistiche c’è una via di mezzo. Il Garante le tratta come cookie tecnici solo a certe condizioni: dati aggregati, indirizzo IP mascherato almeno in parte, nessun incrocio con altri dati da parte del fornitore. Fuori da quelle condizioni serve il consenso, e quindi il banner.
Perché tanti siti hanno il banner
Perché tanti siti non sono scritti: sono assemblati. Si parte da un modello, si aggiungono estensioni fatte da altri, e dentro finiscono pezzi che nessuno ha chiesto e che, mentre il visitatore legge, fanno chiamare al suo browser i server di altre aziende.
Un esempio che c’è quasi ovunque: gli avatar nei commenti di WordPress, attivi di serie. Per mostrarli, il browser del lettore chiama un servizio negli Stati Uniti, che così ne riceve l’indirizzo IP. Ognuno di questi pezzi è un motivo in più per il banner, e una richiesta in più da scaricare.
A chi parla un sito, mentre lo leggi.
Esempio tipico di un sito fatto con un modello e qualche estensione: il browser chiama anche server di altre aziende.
- La paginail tuo dominio
- Lo stile del temail tuo dominio
- Lo stile di un’estensioneil tuo dominio
- I caratterifonts.googleapis.com
- I file dei caratterifonts.gstatic.com
- Le statistichegoogletagmanager.com
- Il pixel pubblicitarioconnect.facebook.net
- Un video incorporatoyoutube.com
- Gli avatar dei commentisecure.gravatar.com
- Le fotoil tuo dominio
ladyvirginia.com, misurato il 10 ottobre 2026 dal telefono: 14 richieste, tutte al suo dominio. Nessuna ad altre aziende.
- La paginaladyvirginia.com
- Lo stileladyvirginia.com
- L’apertura animataladyvirginia.com
- Carattere Cormorantladyvirginia.com
- Carattere Interladyvirginia.com
- La foto di copertinaladyvirginia.com
- I caratteri, l’elencoladyvirginia.com
- Lo script del sitoladyvirginia.com
- Lo script delle modificheladyvirginia.com
- Una fotoladyvirginia.com
- Il marchio N.ladyvirginia.com
- Carattere Cormorant corsivoladyvirginia.com
- Una fotoladyvirginia.com
- I testi aggiornatiladyvirginia.com
A sinistra un esempio tipico, non un sito preciso. A destra le richieste vere del sito di Virginia, nell’ordine in cui partono.
Gli abbonamenti per la privacy
Il modo in cui quasi tutti risolvono la questione è un abbonamento. Il servizio più usato in Italia è iubenda: nata a Milano nel 2011, oggi nel gruppo europeo team.blue. Genera le pagine legali e gestisce il banner, ed è un prodotto serio.
Costa un canone annuo per ogni sito. Il piano che di solito si fa prendere costa 292,65 € l’anno IVA inclusa, per un sito solo; ci sono anche piani più piccoli, e uno gratuito per i siti con poche visite (listino pubblico, controllato il 29 settembre 2026). È una spesa sensata quando il sito usa davvero strumenti che tracciano. Per un sito che non ne usa, il banner non serve, e l’informativa si può scrivere su quello che il sito fa davvero.
Il caso: il sito di Virginia
Virginia fa la consulente d’immagine a Torino e voleva aprirsi un sito. Le avevano spiegato che per legge le serviva l’informativa privacy, ed era vero. La soluzione che le avevano proposto era un abbonamento.
Gliel’abbiamo scritta noi, su quello che il suo sito fa davvero. Il «Prenota» sono cinque pulsanti che aprono WhatsApp o la posta, quindi niente moduli; le uniche cose che il sito tratta sono l’indirizzo IP nei registri del server e le domande scritte all’assistente. Sappiamo cosa c’è dentro, perché il sito l’abbiamo costruito noi: nessuno script di altre aziende, nessun pixel.

Finito il sito, l’abbiamo passato allo strumento di iubenda che controlla se un sito è in regola. Privacy policy, cookie policy, termini e condizioni: tutto ok.
Dal carosello su Virginia TerzanoLoro non sanno cosa ti vendono. Noi sì: l’abbiamo scritto noi.
Tre controlli da fare sul tuo sito
- Apri il sito in una finestra in incognito. Se compare il banner, il sito carica qualcosa che lo richiede: chiediti cosa, e se ti serve davvero.
- Cerca l’informativa privacy. Deve esserci, raggiungibile da ogni pagina, e deve parlare del tuo sito, non di un sito qualunque.
- Se paghi un abbonamento per il banner, chiedi cosa c’è dentro il sito che lo rende necessario. A volte basta togliere un pezzo che non usi per non averne più bisogno.
Domande frequenti
Un sito senza moduli deve avere l’informativa privacy?
Sì. Anche se non chiede niente, il server registra l’indirizzo IP di chi visita il sito, che è un dato personale. L’articolo 13 del Regolamento europeo 2016/679 vale per tutti, senza eccezioni per i siti piccoli.
Il banner dei cookie è obbligatorio?
Solo se il sito usa cookie o altri strumenti che richiedono il consenso, come statistiche che tracciano o pixel pubblicitari. Con soli cookie tecnici, secondo le linee guida del Garante del 10 giugno 2021, basta l’informazione nella home o nell’informativa, senza banner.
Google Analytics richiede il banner?
Dipende da come è impostato. Il Garante tratta le statistiche come cookie tecnici solo se servono a dati aggregati, mascherano almeno una parte dell’indirizzo IP e il fornitore non incrocia i dati con altri. Altrimenti serve il consenso, e quindi il banner.
Mi serve un abbonamento per la privacy del sito?
Se il sito usa molti strumenti di altre aziende, un servizio che genera i documenti e raccoglie il consenso può essere comodo. Se il sito non traccia nessuno, l’informativa si può scrivere su quello che il sito fa davvero, senza canoni.
Come faccio a sapere cosa carica il mio sito?
Il modo più semplice è chiederlo a chi l’ha costruito, con l’elenco dei servizi esterni che usa. Se non lo sa dire con precisione, è il primo segnale che il sito è stato assemblato più che scritto.







