Un sito in più lingue non è il sito italiano passato in un traduttore. È un insieme di pagine pensate per chi cerca in quella lingua, dichiarate correttamente ai motori di ricerca e gestibili il giorno in cui cambi un prezzo. Qui c'è cosa dice davvero la documentazione di Google su hreflang e sulla traduzione automatica, dove finiscono i soldi, e tre casi reali da sette a tredici lingue.
Quando serve davvero, e quando è soldi buttati
Un sito in più lingue serve quando i tuoi clienti cercano in una lingua che non è la tua. Sembra ovvio, e invece è il punto in cui si sbaglia più spesso — in tutte e due le direzioni.
Chi lavora solo nel raggio di trenta chilometri, con clienti che parlano italiano, non ha nessun motivo di tradurre il sito in inglese. È un costo che non porta niente, e raddoppia il lavoro a ogni modifica futura.
Ma chi vive di turismo, di export, di formazione o di sport, e riceve richieste da fuori, sta perdendo clienti in modo silenzioso: non li vede arrivare e non li vede andare via, perché non sono mai arrivati. Una guida turistica a Mantova aveva il sito solo in italiano. Oggi è in sette lingue, e le prime telefonate in francese e i primi messaggi dagli Stati Uniti sono arrivati nel giro di pochi giorni.
La verifica da fare prima di spendere un euro è una sola: guarda da dove arrivano le persone che ti scrivono, e in che lingua lo fanno. Se non hai modo di saperlo, il primo lavoro non è tradurre il sito — è installare uno strumento di misura e aspettare tre mesi.
Tradurre non è localizzare
Qui c'è la differenza che separa un sito in più lingue che funziona da uno che esiste e basta.
Tradurre vuol dire prendere le frasi italiane e scriverle in tedesco. Localizzare vuol dire chiedersi che cosa digita un tedesco quando cerca quella cosa — e scoprire che non è la traduzione di quello che digita un italiano.
Le parole con cui si cerca non si traducono: si ricercano da capo, lingua per lingua. Un italiano cerca «case vacanza Trento», un tedesco cerca la sua formula, e quella formula può essere una parola sola dove in italiano ce ne vogliono tre. Se la pagina tedesca è la traduzione parola per parola della pagina italiana, contiene le parole sbagliate — corrette grammaticalmente, e sbagliate come richiamo.
Vale anche per quello che sta intorno al testo: i formati di data, la valuta, gli esempi, i numeri di telefono con il prefisso internazionale, e il fatto banale che una pagina in arabo si legge da destra a sinistra e va impaginata di conseguenza.
hreflang, cioè: dire a Google chi è la versione di chi
Quando lo stesso contenuto esiste in più lingue, serve un modo per dichiarare che quelle pagine sono versioni della stessa cosa, non pagine diverse che si somigliano. Quel modo si chiama hreflang.
Su questo la pagina di Google sulle versioni localizzate è chiara, e vale la pena riportare cosa dice davvero, perché in giro si legge il contrario. Primo: hreflang non serve a Google per capire in che lingua è scritta una pagina — quello lo determina per conto suo con i suoi algoritmi. Secondo: non è un fattore di posizionamento, è un modo per indirizzare la persona giusta alla versione giusta.
Terzo, ed è il punto dove quasi tutti sbagliano: i riferimenti devono essere reciproci. Ogni versione deve elencare sé stessa e tutte le altre. Se due pagine non si puntano a vicenda, Google scrive testualmente che le indicazioni vengono ignorate. Un sito in tredici lingue con hreflang messo a metà non ha hreflang: ha del codice che non fa niente.
Si può dichiarare in tre modi — nell'intestazione della pagina, in un'intestazione HTTP, oppure nella mappa del sito — e conviene aggiungere il valore x-default, che indica dove mandare chi non parla nessuna delle lingue previste.
Il traduttore automatico: cosa si può dire con onestà
La domanda arriva sempre, ed è legittima: perché non usare un traduttore automatico e risolverla in un pomeriggio?
Cominciamo da quello che Google non dice, perché in rete si trova scritto spesso: Google non vieta la traduzione automatica e non la punisce in quanto tale. Nelle linee guida antispam di Google la traduzione compare una volta sola, dentro la voce «abuso di contenuti su larga scala», come uno dei modi automatici per generare molte pagine «che offrono poco valore agli utenti». Il problema non è lo strumento: è pubblicare molte pagine senza che nessuno le abbia lette.
Il motivo vero per cui non ci fermiamo alla macchina è un altro, ed è commerciale prima che tecnico. Una traduzione automatica è quasi sempre comprensibile e quasi mai convincente: sbaglia il tono, traduce alla lettera i nomi dei servizi, e inciampa proprio sulle frasi che devono vendere. Chi legge non pensa «questa è una traduzione automatica»: pensa che l'azienda sia poco seria, e se ne va senza dirtelo.
Il metodo che ha senso è il terzo: la macchina fa la prima stesura, una persona rivede ogni riga. È molto più veloce che tradurre da zero e non ha il difetto di suonare finto.
Una lingua è un insieme di pagine, non un bottone
Esistono strumenti che si aggiungono al sito con una riga di codice e traducono al volo quello che c'è a schermo, con un menù a tendina in alto. Sembrano la soluzione economica. Sono un'altra cosa.
Quel tipo di strumento traduce per la persona che sta guardando, nel suo browser. Non crea pagine: non esiste un indirizzo tedesco da mostrare nei risultati di ricerca, da mandare per messaggio, da mettere in un annuncio. Se l'indirizzo non esiste, non c'è niente che possa comparire quando qualcuno cerca in tedesco — e trovarsi era esattamente il motivo per cui si voleva il sito in tedesco.
Un sito in più lingue fatto per essere trovato ha, per ogni lingua, indirizzi propri e stabili, titoli e descrizioni propri, e i riferimenti reciproci di cui sopra. Il menù a tendina resta, ma è la conseguenza, non la sostanza.
Il costo vero non è la traduzione: sono le stringhe
Chi chiede un preventivo si aspetta che il prezzo dipenda dal numero di parole. In realtà dipende da quanti pezzi separati di testo esistono nel sito, e da quanti di questi cambiano nel tempo.
Su un sito di servizi in tredici lingue, i pezzi di testo da gestire — titoli, bottoni, etichette, messaggi di errore, voci di menù, testi legali — superano facilmente il mezzo migliaio. Cinquecento stringhe per dodici lingue diverse dall'italiano fanno seimila frammenti, ognuno dei quali deve essere tradotto, riletto e poi ritrovato il giorno in cui si cambia una virgola.
Per questo la parte che conta è l'impianto: i testi stanno in un archivio unico, separato dal codice, con una chiave per ogni frammento. Si scrive una volta, si traduce una volta, e il giorno in cui il prezzo cambia si modifica in un punto solo invece che in tredici pagine. Fatto al contrario — tredici copie del sito, una per lingua — il sito funziona il primo giorno e diventa ingestibile al terzo aggiornamento.
Vale anche fra siti diversi: quando un gruppo ha due siti collegati, chi arriva dal primo deve atterrare sul secondo nella stessa lingua da cui è partito. Sembra un dettaglio e non lo è: è il punto in cui si perde la metà delle persone.
Tre casi, da sette a tredici lingue
Sette lingue, turismo. Il sito di una guida turistica a Mantova, visitaremantova.it, prima esisteva solo in italiano. Oggi ogni lingua ha le sue pagine, pensate per chi cerca in quella lingua, non ricalcate sull'italiano. I testi sono stati scritti insieme a lei: lei sa cosa racconta ai turisti, noi sappiamo come va scritto per farsi trovare.
Tredici lingue, ospitalità. goldensuitesitaly.com è una piattaforma di ospitalità in tredici lingue, russo e arabo compresi, con motore di prenotazione e pagamento diretto con carta. Ogni lingua è ottimizzata per la sua: chi cerca in tedesco trova pagine pensate in tedesco, non una traduzione appiccicata sopra.
Tredici lingue, servizi. gsprimeservices.com raccoglie convenzioni e servizi per chi soggiorna: oltre cinquecento stringhe tradotte e revisionate una per una, con le schede alimentate da un archivio di dati condiviso con il sito principale. Chi arriva dal sito di ospitalità atterra nella stessa lingua da cui è partito.
In tutti e tre i casi il sito è scritto a mano su rete distribuita: niente temi, niente componenti aggiuntivi da aggiornare. Su un sito multilingua questa scelta pesa il doppio, perché ogni componente in più va aggiornato, tradotto e controllato in ogni lingua.
Domande frequenti
Basta il traduttore automatico di Google?
Per capire una pagina sì, per venderla no. Google non vieta la traduzione automatica: nelle sue linee guida antispam la traduzione compare solo come una delle tecniche con cui si generano molte pagine di scarso valore. Il problema pratico è un altro: una traduzione non riletta sbaglia il tono e traduce alla lettera i nomi dei servizi, e chi legge non pensa «traduzione automatica», pensa che l'azienda sia poco seria. Il metodo sensato è la macchina per la prima stesura e una persona che rivede ogni riga.
Quante lingue servono?
Quelle in cui ti cercano, e non una di più. Ogni lingua in più è un costo che torna a ogni modifica del sito, per sempre. Il criterio non è quante ne fa il concorrente: è da dove arrivano le persone che ti contattano. Se non lo sai, il primo passo non è tradurre — è misurare. Nei casi che seguiamo si va da sette lingue per un'attività turistica locale a tredici per una piattaforma che lavora con clientela internazionale.
Un sito in più lingue costa il doppio?
No, se è costruito bene. Il costo non raddoppia con la lingua perché il progetto grafico, l'impianto e le funzioni si fanno una volta sola: quello che si aggiunge è la traduzione dei testi e la loro revisione. Il conto cambia davvero se il sito viene fatto come copie separate, una per lingua, perché da quel momento ogni modifica va rifatta tante volte quante sono le lingue. Il listino di partenza è pubblico sulla pagina Prezzi.