Vai al contenuto

App o web app: quale serve davvero?

Piattaforme e tecnica12 ottobre 2026Lettura 6 min

«Ci serve un’app» è una frase che sentiamo spesso, e quasi sempre vuol dire: ci serve uno strumento da usare dal telefono. Una web app si apre da un link, si aggiunge alla schermata Home come un’icona, funziona su iPhone e su Android con lo stesso codice e si aggiorna per tutti nello stesso momento. Un’app nativa si scarica dagli store e ha senso quando servono cose che solo gli store, o il telefono, possono dare.

Sito, web app, app nativa.

Si apre da
Un link, una ricerca su Google, un QR code.
Si installa
No: si può solo aggiungere un collegamento.
Notifiche
No.
Senza rete
No.
Aggiornamenti
Subito, per tutti.
Serve a
Farsi trovare e informare: chi sei, cosa fai, come contattarti.
Si apre da
Un link o un QR code, con un accesso se serve.
Si installa
Si aggiunge alla schermata Home e si apre a tutto schermo, come un’app.
Notifiche
Sì: su Android, e su iPhone dalla versione 16.4 se è stata aggiunta alla Home.
Senza rete
Sì, per le parti preparate a funzionare offline.
Aggiornamenti
Subito, per tutti, senza passare dagli store.
Serve a
Lavorare: prenotazioni, aree clienti, gestionali, timbrature, controlli con le foto.
Si apre da
L’icona, dopo averla scaricata dall’App Store o da Google Play.
Si installa
Sì, dagli store, dopo la loro revisione.
Notifiche
Sì.
Senza rete
Sì, anche a lungo e con molti dati.
Aggiornamenti
Passano dalla revisione degli store, e ognuno li installa quando vuole.
Serve a
Usare a fondo il telefono: Bluetooth, NFC su iPhone, posizione in sottofondo, widget, orologio.

Le differenze principali, al 12 ottobre 2026: i browser aggiungono funzioni ogni anno, e qualche limite di oggi domani potrebbe non esserci.

Tre cose diverse

Un sito serve a farsi trovare e a dire chi sei. Una web app serve a fare qualcosa: si entra con un accesso, si inseriscono dati, si prenota, si lavora. Un’app nativa è un programma che si installa dagli store e usa a fondo il telefono. La parola «app» si usa per tutte e tre, ed è da lì che nasce la confusione: e il preventivo cambia di molto da una all’altra.

Cosa sa fare oggi una web app

  • Un’icona sulla schermata Home, e si apre a tutto schermo, senza la barra del browser.
  • Le notifiche: su Android da anni; su iPhone e iPad da iOS 16.4, uscito a marzo 2023, se la web app è stata aggiunta alla Home e la persona le accetta.
  • Il lavoro senza rete, per le parti preparate: si compila un controllo in cantina, e i dati partono quando torna il segnale.
  • La fotocamera, la posizione, i pagamenti, con il permesso di chi la usa.
  • Un solo codice per iPhone, Android e computer, e gli aggiornamenti arrivano a tutti appena si pubblicano.

Nel 2024 Apple aveva annunciato di togliere nell’Unione europea le web app dalla schermata Home, per le nuove regole europee sul mercato digitale; dopo le proteste di sviluppatori e utenti, all’inizio di marzo ci ha ripensato, e funzionano come prima.

Quando serve davvero l’app nativa

  • Funzioni del telefono che il browser non dà, o non dà su tutti i telefoni: il Bluetooth con dispositivi esterni, l’NFC su iPhone, la posizione mentre l’app è chiusa, i widget, l’orologio.
  • Molto lavoro senza rete, con tanti dati salvati sul telefono e sincronizzati dopo.
  • La presenza negli store, quando è un canale per farsi trovare, come per un gioco o un servizio per il grande pubblico.
  • Prestazioni particolari, come la grafica tridimensionale o l’elaborazione di video sul telefono.

I costi che non si vedono subito

  • Due store, due versioni. iPhone e Android hanno linguaggi diversi: o si scrivono due app, o si usa un sistema che ne produce due da un codice solo, con i suoi compromessi.
  • Le quote per pubblicare. L’Apple Developer Program costa 99 dollari all’anno, o l’equivalente in valuta locale; Google Play chiede 25 dollari una volta sola.
  • Le revisioni. Ogni versione nuova passa dalla revisione degli store, che può chiedere modifiche o rifiutarla.
  • Gli aggiornamenti dei telefoni. Ogni anno escono versioni nuove di iOS e Android, e un’app va controllata e a volte adattata.

Per una web app la maggior parte di questi costi non c’è: si pubblica come un sito, e una correzione fatta stamattina è sul telefono di tutti stamattina.

Le web app che usiamo noi

Nelle aziende del nostro gruppo usiamo ogni giorno web app costruite da noi: quella per le timbrature del personale, e quella per i controlli delle case, con le foto scattate dal telefono per ogni voce. Sono strumenti di lavoro che si aprono da un’icona sulla Home, senza store e senza installazioni.

Le domande per decidere

  1. Chi la usa? I tuoi dipendenti, i tuoi clienti, chiunque? Per uno strumento interno lo store non serve.
  2. Quanto spesso? Una volta al mese da un link, o tutti i giorni da un’icona?
  3. Quali funzioni del telefono servono davvero? Fotocamera e posizione la web app le ha; Bluetooth e NFC su iPhone no.
  4. Serve lavorare senza rete? Per qualche minuto o per giorni?
  5. Chi la tiene aggiornata, e con quale budget ogni anno?

Se dalle risposte esce una web app, la costruiamo noi: nel listino web app e gestionali partono da 16.000 € + IVA, con il preventivo scritto prima di cominciare. Se esce un’app nativa, te lo diciamo, e ti spieghiamo perché.

Domande frequenti

Che cos’è una PWA?

PWA sta per progressive web app: una web app che si può aggiungere alla schermata Home, si apre a tutto schermo come un’app, può funzionare anche senza rete per le parti preparate e può mandare notifiche. Si costruisce con le tecnologie del web, quindi un solo codice per tutti i telefoni.

Una web app funziona senza internet?

Sì, per le parti che sono state preparate a farlo: le pagine e i dati che servono si salvano sul telefono e si usano anche offline, e quello che si inserisce si manda appena torna la rete. Per lavorare a lungo e con molti dati senza rete, un’app nativa resta più adatta.

Le notifiche delle web app funzionano su iPhone?

Sì, da iOS e iPadOS 16.4, uscito nel 2023, ma solo se la web app è stata aggiunta alla schermata Home e se la persona le accetta dopo averle chieste con un tocco. Su Android funzionano anche dal browser.

Quanto costa pubblicare un’app negli store?

Per l’App Store di Apple serve l’Apple Developer Program, che costa 99 dollari all’anno, o l’equivalente in valuta locale. Per Google Play c’è una quota di registrazione di 25 dollari, una volta sola. A questo si aggiungono il lavoro per due versioni e le revisioni di ogni aggiornamento.

Si può partire con una web app e fare l’app nativa dopo?

Sì, ed è spesso la strada più sensata: la web app mette subito lo strumento in mano alle persone e fa capire cosa serve davvero. Se poi manca qualcosa che solo un’app nativa può dare, la si costruisce sapendo già cosa deve fare.

Parliamone davanti a un progetto vero.

Un primo confronto è gratuito e senza impegno: capiamo cosa ti serve e ti prepariamo un preventivo su misura.