Apri il tuo sito, guarda la prima schermata per cinque secondi, poi chiudi. Adesso rispondi: cosa vende? Dove? Come lo contatto? Se una persona che non ti conosce non sa rispondere, la prima schermata non sta facendo il suo lavoro. È una prova che usano da anni quelli che studiano l’usabilità dei siti, e si fa gratis, oggi, con chiunque abbia un telefono.
Fai la prova: cinque secondi, poi tre domande.
Soluzioni innovative per il tuo benessere
Professionalità, passione e competenza al tuo servizio, da oltre vent’anni.
Scopri di piùCosa fa questa attività?
Non si capisce. «Benessere» può essere una palestra, un centro estetico, uno studio medico, una spa.
Dove si trova?
Non lo dice. Chi cerca vicino a casa non sa se vale la pena continuare.
Come la contatti?
Non lo sai: «Scopri di più» porta a un’altra pagina, e il contatto va cercato.
Fisioterapia a Trento, in centro
Mal di schiena, cervicale, recupero dopo un intervento. Prima visita in settimana.
Prenota su WhatsAppCosa fa questa attività?
Fisioterapia: e anche per quali problemi.
Dove si trova?
A Trento, in centro.
Come la contatti?
Su WhatsApp, con il pulsante: un tocco.
Due prime schermate inventate per la prova, della stessa attività: non sono il sito di nessuno. Premi il pulsante, guarda, e prova a rispondere prima di aprire le risposte.
UX, UI e usabilità: tre parole, una domanda
Chi fa siti usa tre parole inglesi che sembrano la stessa cosa.
- UI, user interface: quello che si vede. Pulsanti, colori, caratteri, spazi.
- UX, user experience: l’esperienza intera di chi usa il sito, da quando arriva a quando se ne va. Se trova quello che cerca, quanta fatica fa, come si sente.
- Usabilità: quanto è facile fare la cosa per cui si è venuti. Trovare il prezzo, prenotare, chiamare.
Dietro tutte e tre c’è la stessa domanda: chi arriva sul tuo sito capisce in fretta se sei la persona giusta, e come raggiungerti? La prova dei cinque secondi controlla la parte più importante di questa domanda, quella che si gioca nella prima schermata.
Cosa deve dire la prima schermata
Prima che qualcuno scorra, la parte alta della pagina deve rispondere da sola a queste domande:
- Cosa fai, con le parole che usano i clienti.
- Dove, se lavori in una zona: la città, il quartiere, la valle.
- Per chi, se non è ovvio: privati, aziende, condomini, famiglie.
- Perché fidarsi: una foto vera del tuo lavoro, un numero, un nome che si riconosce.
- Cosa fare adesso: un solo pulsante, con un verbo chiaro. «Chiama», «Prenota», «Scrivici su WhatsApp».
Come si fa la prova
- Trova cinque persone che non conoscono la tua attività. Amici di amici, un vicino, un cliente al primo incontro.
- Mostra la prima schermata per cinque secondi, dal telefono, poi togli il telefono.
- Fai tre domande: cosa fa questa attività? Dove si trova? Come la contatti?
- Scrivi le risposte con le loro parole, senza correggerle e senza spiegare.
- Ripeti dal computer, perché la prima schermata cambia.
Jakob Nielsen, uno dei padri dello studio dell’usabilità, sostiene dal 2000 che con cinque persone si scoprono già la maggior parte dei problemi di un’interfaccia. Meglio tre giri da cinque, correggendo fra un giro e l’altro, che un giro solo con quindici.
Gli errori che la prova trova subito
- Lo slogan al posto del mestiere. «Soluzioni su misura», «Il tuo partner di fiducia»: in cinque secondi non dicono niente, e potrebbero stare su qualunque sito.
- Le foto di repertorio. La stretta di mano, l’ufficio luminoso, la famiglia sorridente: chi guarda capisce che non sono tue, e che non sa ancora niente di te.
- Il menu lungo. Nove voci in alto obbligano a leggere prima di capire. Tre o quattro, con i nomi delle cose che si cercano, bastano.
- «Scopri di più». È il pulsante che non dice cosa succede. Un verbo preciso fa toccare di più.
- Il banner che copre metà schermo. Se la prima cosa che si vede è la richiesta dei cookie, la prima schermata vera arriva dopo. A volte il banner si può togliere del tutto: lo spieghiamo in Privacy e cookie: cosa serve davvero.
Il telefono prima di tutto
Oggi molti ti trovano dal telefono. Lì la prima schermata è piccola, e ci stanno solo il titolo, una riga e un pulsante: per questo va scelta con cura. Due cose da controllare in più:
- Il pulsante si tocca con il pollice, senza mirare. Apple consiglia aree da toccare di almeno 44 punti; le linee guida per l’accessibilità del web chiedono almeno 24 pixel.
- Il numero di telefono si tocca e chiama, e il pulsante WhatsApp apre la chat con un messaggio già scritto.
Dopo la prova
Le risposte sbagliate sono le più utili: ti dicono con quali parole le persone ti vedono. Spesso basta cambiare il titolo grande, la riga sotto e il testo del pulsante per far passare la prova. Come si scrivono lo raccontiamo in I testi del sito che fanno chiamare.
La prova la facciamo su ogni sito che costruiamo, al telefono e al computer, prima di consegnarlo. Se vuoi, la facciamo anche sul tuo sito attuale: in dieci minuti sai cosa cambiare.
Domande frequenti
Cos’è la UX?
UX sta per user experience, l’esperienza di chi usa il sito: tutto quello che prova da quando arriva a quando se ne va, compreso se trova quello che cercava e quanta fatica fa. La UI, user interface, è la parte che si vede: pulsanti, colori, caratteri.
Quante persone servono per la prova dei cinque secondi?
Cinque bastano per un primo giro. Jakob Nielsen, uno dei padri dello studio dell’usabilità, sostiene dal 2000 che con cinque persone si scoprono la maggior parte dei problemi di un’interfaccia; poi si corregge e si rifà la prova.
Posso fare la prova da solo, sul mio sito?
Puoi farla, ma vale poco: tu sai già cosa fai. Serve qualcuno che non conosce la tua attività, anche un amico di un amico. Va bene anche un cliente nuovo, al primo incontro.
Ogni quanto conviene rifarla?
Ogni volta che cambi la prima schermata, e almeno una volta all’anno. E sempre anche dal telefono, che è il modo in cui ti trovano in tanti.
E se le risposte sono sbagliate?
È il risultato più utile. Le parole che le persone usano per rispondere ti dicono cosa hanno capito: spesso basta cambiare il titolo grande e il pulsante per far passare la prova.