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Sponsorizzate: dove arriva chi clicca.

Pubblicità e contatti12 ottobre 2026Lettura 5 min

Con pochi euro al giorno una sponsorizzata su Instagram o Facebook mostra la tua offerta a migliaia di persone della tua zona. Molto del risultato però si decide dopo il tocco: se chi ha toccato l’annuncio arriva sul profilo, con trecento post da scorrere, o sulla home del sito, guarda e se ne va. Se arriva su una pagina che parla di quello che ha appena visto, con un solo modo chiaro per scriverti, ti scrive.

Stesso annuncio, due destinazioni.

Al profilo
  1. Vede l’annuncio
  2. Tocca
  3. Arriva sul profilo
  4. Cerca il prezzo tra i post
  5. Esce
Alla pagina giusta
  1. Vede l’annuncio
  2. Tocca
  3. Trova l’offerta dell’annuncio
  4. Tocca WhatsApp
  5. Ti scrive

Hai pagato lo stesso tocco. Cambia solo quello che la persona trova dopo.

Un percorso tipico, disegnato come esempio: non sono i dati di una campagna precisa.

«Metti in evidenza» o Gestione inserzioni

Sotto ogni post dell’account professionale c’è il pulsante «Metti in evidenza»: scegli quanto spendere, per quanti giorni e a chi mostrarlo, e il post diventa una sponsorizzata. È comodo, ma le scelte sono poche, e spesso chi tocca finisce sul profilo.

Gestione inserzioni, lo strumento completo di Meta per Facebook e Instagram, chiede qualche minuto in più e in cambio lascia decidere tutto: l’obiettivo della campagna, il pubblico, dove compare l’annuncio, e soprattutto dove arriva chi lo tocca. Per cercare clienti, quasi sempre conviene questo.

Scegliere l’obiettivo

Meta propone sei obiettivi: Notorietà, Traffico, Interazione, Contatti, Promozione dell’app e Vendite. L’obiettivo dice al sistema a chi mostrare l’annuncio. Con «Notorietà» lo vede chi è più facile da raggiungere; con «Contatti» chi è più probabile che lasci i suoi dati o ti scriva.

  • Per un servizio locale, come un’impresa, uno studio o un negozio: Contatti, oppure Interazione con i messaggi, se vuoi che ti scrivano su WhatsApp.
  • Per un negozio online: Vendite, che però funziona bene solo se il sito comunica a Meta gli acquisti, con il pixel e il consenso di chi compra.
  • Per farti conoscere in una zona nuova o per un’apertura: Notorietà, sapendo che il risultato si misura in persone raggiunte.

Tre destinazioni, tre usi

WhatsApp

  • Chi tocca apre una chat con te, con un messaggio già scritto.
  • Va bene quando prima di comprare si fa una domanda.
  • Serve qualcuno che risponda in fretta, anche la sera.

Il modulo di Meta

  • Chi tocca lascia nome e telefono senza uscire da Instagram.
  • I contatti arrivano in fretta e in tanti.
  • Capita che chi l’ha compilato con due tocchi non se ne ricordi più.

Una pagina dedicata

  • Dice la stessa cosa dell’annuncio, con le stesse parole e la stessa foto.
  • Ha un solo invito: chiama, scrivi su WhatsApp o prenota.
  • Si riusa per Google Ads, per i volantini e per il QR code in negozio.
  • Permette di contare i risultati, anche senza strumenti che tracciano.

Il profilo

  • È la scelta di serie, ed è la meno utile.
  • Chi arriva vede tutti i post, e l’offerta dell’annuncio va cercata.
  • Per trovare il prezzo o il contatto deve cercare: e molti non cercano.

Come si costruisce una pagina che converte lo spieghiamo in Landing page che convertono. La regola che vale per le sponsorizzate è una sola: chi tocca un annuncio con la foto della cucina e il prezzo della cucina deve trovare, nella prima schermata, la cucina e il prezzo.

Il pixel di Meta e il consenso

Per sapere chi, fra quelli che hanno toccato l’annuncio, ha poi prenotato o comprato sul sito, Meta propone il suo pixel: un pezzo di codice che, messo nelle pagine, registra le visite e le azioni e le collega agli annunci. Serve anche per mostrare di nuovo la pubblicità a chi ha visitato il sito.

Il pixel però traccia le persone, e in Italia per farlo serve il loro consenso: prima di caricarlo il sito deve chiederlo, con il banner dei cookie. Lo stesso vale per l’API Conversioni, che manda le informazioni dal server invece che dal browser: cambia la strada, e la base giuridica serve lo stesso. Ne parliamo in Privacy e cookie: cosa serve davvero.

Si può anche fare a meno del pixel. Si mette nel link dell’annuncio un’etichetta, i cosiddetti parametri UTM, che le statistiche del sito leggono senza cookie: così sai quante visite sono arrivate da quella campagna. E si contano i contatti che partono dalla pagina, uno per uno.

Le foto e le parole dell’annuncio

  • Una foto vera del tuo lavoro, del posto, del prodotto. Le foto di repertorio si riconoscono, e chi le vede sa che potrebbero essere di chiunque.
  • L’offerta in una frase, con il prezzo se puoi dirlo. «Cucine su misura da 6.000 € montaggio compreso» funziona meglio di «Scopri le nostre soluzioni».
  • Le stesse parole sulla pagina d’arrivo. Se l’annuncio dice «sopralluogo gratuito», la pagina deve dirlo in alto, uguale.
  • Due versioni da confrontare. Due foto o due frasi diverse, stesso pubblico: dopo una settimana sai quale tenere.

Come si legge il risultato

Le statistiche di Meta mostrano tanti numeri: copertura, impression, interazioni, costo per clic. Quelli che contano per un’attività sono due:

  1. Quanto costa un contatto: quello che hai speso diviso per le persone che ti hanno scritto, chiamato o compilato il modulo.
  2. Quanti contatti diventano clienti: questo Meta non lo sa, lo sai tu. Basta un foglio con due colonne.

Una campagna con tanti «mi piace» e nessun messaggio è una campagna da cambiare. Una con pochi tocchi, ma che porta tre clienti al mese a un costo che ti lascia margine, è una campagna da tenere.

Domande frequenti

Meglio «Metti in evidenza» o Gestione inserzioni?

«Metti in evidenza» va bene per spingere un post che sta già andando bene. Per cercare clienti conviene Gestione inserzioni, dove scegli l’obiettivo, il pubblico, i posizionamenti e soprattutto dove mandare chi tocca l’annuncio.

Serve un sito per fare pubblicità su Instagram?

No, si può mandare chi clicca al profilo o su WhatsApp. Ma una pagina dedicata all’offerta di solito trasforma più tocchi in contatti, si può riusare per Google Ads e permette di contare i risultati in modo più preciso.

Posso mandare chi clicca direttamente su WhatsApp?

Sì: le inserzioni che aprono una chat WhatsApp funzionano bene per i servizi in cui si fa una domanda prima di comprare. Serve un account WhatsApp Business collegato alla pagina Facebook dell’attività.

Il pixel di Meta è obbligatorio?

No. Serve per misurare le conversioni sul sito e per mostrare di nuovo l’annuncio a chi l’ha visitato, ma traccia le persone: prima di caricarlo serve il loro consenso. Senza pixel si contano comunque i contatti, con link dedicati e chiedendo a chi ti scrive da dove arriva.

Quanto si spende per una sponsorizzata?

Lo decidi tu, con un budget al giorno o per tutta la campagna, e la puoi fermare quando vuoi. Per capire se un annuncio funziona servono però almeno una o due settimane e qualche decina di contatti o di tocchi da confrontare.

La pagina dove arriva chi tocca.

Una landing page per la tua campagna costa 1.000 € + IVA: una pagina sola, veloce, con l’offerta dell’annuncio e un solo invito a scriverti.