Con pochi euro al giorno una sponsorizzata su Instagram o Facebook mostra la tua offerta a migliaia di persone della tua zona. Molto del risultato però si decide dopo il tocco: se chi ha toccato l’annuncio arriva sul profilo, con trecento post da scorrere, o sulla home del sito, guarda e se ne va. Se arriva su una pagina che parla di quello che ha appena visto, con un solo modo chiaro per scriverti, ti scrive.
Stesso annuncio, due destinazioni.
- Vede l’annuncio
- Tocca
- Arriva sul profilo
- Cerca il prezzo tra i post
- Esce
- Vede l’annuncio
- Tocca
- Trova l’offerta dell’annuncio
- Tocca WhatsApp
- Ti scrive
Hai pagato lo stesso tocco. Cambia solo quello che la persona trova dopo.
Un percorso tipico, disegnato come esempio: non sono i dati di una campagna precisa.
«Metti in evidenza» o Gestione inserzioni
Sotto ogni post dell’account professionale c’è il pulsante «Metti in evidenza»: scegli quanto spendere, per quanti giorni e a chi mostrarlo, e il post diventa una sponsorizzata. È comodo, ma le scelte sono poche, e spesso chi tocca finisce sul profilo.
Gestione inserzioni, lo strumento completo di Meta per Facebook e Instagram, chiede qualche minuto in più e in cambio lascia decidere tutto: l’obiettivo della campagna, il pubblico, dove compare l’annuncio, e soprattutto dove arriva chi lo tocca. Per cercare clienti, quasi sempre conviene questo.
Scegliere l’obiettivo
Meta propone sei obiettivi: Notorietà, Traffico, Interazione, Contatti, Promozione dell’app e Vendite. L’obiettivo dice al sistema a chi mostrare l’annuncio. Con «Notorietà» lo vede chi è più facile da raggiungere; con «Contatti» chi è più probabile che lasci i suoi dati o ti scriva.
- Per un servizio locale, come un’impresa, uno studio o un negozio: Contatti, oppure Interazione con i messaggi, se vuoi che ti scrivano su WhatsApp.
- Per un negozio online: Vendite, che però funziona bene solo se il sito comunica a Meta gli acquisti, con il pixel e il consenso di chi compra.
- Per farti conoscere in una zona nuova o per un’apertura: Notorietà, sapendo che il risultato si misura in persone raggiunte.
Tre destinazioni, tre usi
- Chi tocca apre una chat con te, con un messaggio già scritto.
- Va bene quando prima di comprare si fa una domanda.
- Serve qualcuno che risponda in fretta, anche la sera.
Il modulo di Meta
- Chi tocca lascia nome e telefono senza uscire da Instagram.
- I contatti arrivano in fretta e in tanti.
- Capita che chi l’ha compilato con due tocchi non se ne ricordi più.
Una pagina dedicata
- Dice la stessa cosa dell’annuncio, con le stesse parole e la stessa foto.
- Ha un solo invito: chiama, scrivi su WhatsApp o prenota.
- Si riusa per Google Ads, per i volantini e per il QR code in negozio.
- Permette di contare i risultati, anche senza strumenti che tracciano.
Il profilo
- È la scelta di serie, ed è la meno utile.
- Chi arriva vede tutti i post, e l’offerta dell’annuncio va cercata.
- Per trovare il prezzo o il contatto deve cercare: e molti non cercano.
Come si costruisce una pagina che converte lo spieghiamo in Landing page che convertono. La regola che vale per le sponsorizzate è una sola: chi tocca un annuncio con la foto della cucina e il prezzo della cucina deve trovare, nella prima schermata, la cucina e il prezzo.
Il pixel di Meta e il consenso
Per sapere chi, fra quelli che hanno toccato l’annuncio, ha poi prenotato o comprato sul sito, Meta propone il suo pixel: un pezzo di codice che, messo nelle pagine, registra le visite e le azioni e le collega agli annunci. Serve anche per mostrare di nuovo la pubblicità a chi ha visitato il sito.
Il pixel però traccia le persone, e in Italia per farlo serve il loro consenso: prima di caricarlo il sito deve chiederlo, con il banner dei cookie. Lo stesso vale per l’API Conversioni, che manda le informazioni dal server invece che dal browser: cambia la strada, e la base giuridica serve lo stesso. Ne parliamo in Privacy e cookie: cosa serve davvero.
Si può anche fare a meno del pixel. Si mette nel link dell’annuncio un’etichetta, i cosiddetti parametri UTM, che le statistiche del sito leggono senza cookie: così sai quante visite sono arrivate da quella campagna. E si contano i contatti che partono dalla pagina, uno per uno.
Le foto e le parole dell’annuncio
- Una foto vera del tuo lavoro, del posto, del prodotto. Le foto di repertorio si riconoscono, e chi le vede sa che potrebbero essere di chiunque.
- L’offerta in una frase, con il prezzo se puoi dirlo. «Cucine su misura da 6.000 € montaggio compreso» funziona meglio di «Scopri le nostre soluzioni».
- Le stesse parole sulla pagina d’arrivo. Se l’annuncio dice «sopralluogo gratuito», la pagina deve dirlo in alto, uguale.
- Due versioni da confrontare. Due foto o due frasi diverse, stesso pubblico: dopo una settimana sai quale tenere.
Come si legge il risultato
Le statistiche di Meta mostrano tanti numeri: copertura, impression, interazioni, costo per clic. Quelli che contano per un’attività sono due:
- Quanto costa un contatto: quello che hai speso diviso per le persone che ti hanno scritto, chiamato o compilato il modulo.
- Quanti contatti diventano clienti: questo Meta non lo sa, lo sai tu. Basta un foglio con due colonne.
Una campagna con tanti «mi piace» e nessun messaggio è una campagna da cambiare. Una con pochi tocchi, ma che porta tre clienti al mese a un costo che ti lascia margine, è una campagna da tenere.
Domande frequenti
Meglio «Metti in evidenza» o Gestione inserzioni?
«Metti in evidenza» va bene per spingere un post che sta già andando bene. Per cercare clienti conviene Gestione inserzioni, dove scegli l’obiettivo, il pubblico, i posizionamenti e soprattutto dove mandare chi tocca l’annuncio.
Serve un sito per fare pubblicità su Instagram?
No, si può mandare chi clicca al profilo o su WhatsApp. Ma una pagina dedicata all’offerta di solito trasforma più tocchi in contatti, si può riusare per Google Ads e permette di contare i risultati in modo più preciso.
Posso mandare chi clicca direttamente su WhatsApp?
Sì: le inserzioni che aprono una chat WhatsApp funzionano bene per i servizi in cui si fa una domanda prima di comprare. Serve un account WhatsApp Business collegato alla pagina Facebook dell’attività.
Il pixel di Meta è obbligatorio?
No. Serve per misurare le conversioni sul sito e per mostrare di nuovo l’annuncio a chi l’ha visitato, ma traccia le persone: prima di caricarlo serve il loro consenso. Senza pixel si contano comunque i contatti, con link dedicati e chiedendo a chi ti scrive da dove arriva.
Quanto si spende per una sponsorizzata?
Lo decidi tu, con un budget al giorno o per tutta la campagna, e la puoi fermare quando vuoi. Per capire se un annuncio funziona servono però almeno una o due settimane e qualche decina di contatti o di tocchi da confrontare.